Split payment, il MEF conferma la continuità dopo il 30 giugno 2026

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Il meccanismo dello split payment, o scissione dei pagamenti IVA, continuerà ad applicarsi anche dopo il 30 giugno 2026, senza interruzioni operative per i soggetti interessati. La conferma arriva dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha chiarito come, in attesa dell’autorizzazione definitiva da parte del Consiglio UE, il regime possa proseguire dal 1° luglio 2026 in continuità con le regole già vigenti. La misura è destinata a trovare applicazione fino al 30 giugno 2029.

Cos’è lo split payment

Lo split payment è un particolare meccanismo IVA previsto per alcune operazioni effettuate nei confronti della Pubblica Amministrazione e di determinati soggetti pubblici o a controllo pubblico.

In pratica, il fornitore emette fattura indicando l’IVA, ma non incassa l’imposta dal cliente. Il committente pubblico paga al fornitore solo l’importo imponibile, mentre l’IVA viene versata direttamente all’Erario. L’obiettivo è evitare che l’imposta, una volta incassata dal fornitore, non venga poi riversata allo Stato.

Il regime rappresenta una deroga alla disciplina IVA ordinaria e, proprio per questo, necessita dell’autorizzazione europea. La proposta della Commissione UE del 17 giugno 2026, COM(2026) 281 final, interviene modificando la precedente decisione di esecuzione UE 2017/784, così da sostituire la scadenza del 30 giugno 2026 con quella del 30 giugno 2029.

La proroga fino al 2029

La Commissione europea ha adottato la proposta di decisione per consentire all’Italia di continuare ad applicare lo split payment per ulteriori tre anni. Il testo è ora all’esame del Consiglio UE per l’approvazione definitiva.

Secondo quanto chiarito dal MEF, poiché l’autorizzazione produce effetti dal 1° luglio 2026, i soggetti interessati possono continuare ad applicare il meccanismo della scissione dei pagamenti senza soluzione di continuità anche dopo il 30 giugno 2026. La conclusione dell’iter autorizzativo è prevista per il 10 luglio.

Perché l’Italia chiede il rinnovo

La misura è stata introdotta per rafforzare il contrasto all’evasione IVA nelle operazioni con la Pubblica Amministrazione. La Commissione UE ricorda che il sistema nasce dall’esigenza di evitare frodi legate al mancato versamento dell’IVA da parte dei fornitori che operano con soggetti pubblici.

Nella proposta europea viene evidenziato che lo split payment, insieme ad altri strumenti come la fatturazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati, fa parte del pacchetto italiano di misure per il contrasto all’evasione fiscale. Secondo i dati forniti dall’Italia, l’applicazione del meccanismo comporta un aumento dei pagamenti IVA di circa 4,6 miliardi di euro all’anno.

Effetti per imprese e professionisti

Per imprese e professionisti che lavorano con la Pubblica Amministrazione, la proroga significa che continueranno ad applicarsi le attuali regole di fatturazione. Le fatture dovranno quindi riportare l’indicazione della scissione dei pagamenti e l’IVA non sarà incassata dal fornitore, ma versata direttamente dal committente pubblico.

Questo comporta un impatto finanziario da non sottovalutare: i fornitori, non incassando l’IVA, possono trovarsi più frequentemente in posizione di credito IVA. Per questo resta importante monitorare correttamente liquidazioni, compensazioni e richieste di rimborso.

La proposta UE segnala anche che, proprio per ridurre l’impatto sui fornitori, le procedure di rimborso devono funzionare in modo corretto e tempestivo. Secondo i dati indicati nel documento europeo, nel 2024 il tempo medio di trattamento dei rimborsi era pari a 74 giorni, mentre per le richieste collegate allo split payment la media era di 60 giorni.

Ambito di applicazione

La proroga riguarda i medesimi soggetti già interessati dal regime. In linea generale, lo split payment continua ad applicarsi alle operazioni effettuate nei confronti delle pubbliche amministrazioni e di specifiche società controllate da pubbliche amministrazioni centrali e locali.

Va ricordato, però, che le società quotate incluse nell’indice FTSE MIB sono state escluse dall’ambito applicativo dello split payment a partire dal 1° luglio 2025, come previsto dalla precedente decisione UE 2023/1552.

Cosa fare ora

In attesa dell’approvazione definitiva del Consiglio UE, imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni devono continuare ad applicare il regime dello split payment secondo le regole già in vigore.

È quindi opportuno verificare:

  • la corretta indicazione della dicitura “scissione dei pagamenti” in fattura;
  • l’esatta individuazione dei clienti soggetti al regime;
  • la gestione dei crediti IVA derivanti dal mancato incasso dell’imposta;
  • gli eventuali aggiornamenti degli elenchi pubblicati dal MEF.

La proroga fino al 2029 garantisce continuità operativa e consente di evitare il ritorno immediato al regime IVA ordinario per le operazioni interessate. Per aziende e professionisti resta però fondamentale mantenere un controllo puntuale sulla fatturazione e sulla gestione finanziaria dell’IVA, soprattutto nei rapporti con la Pubblica Amministrazione.

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