L’introduzione del cosiddetto “bando-tipo” rappresenta una delle innovazioni più rilevanti del nuovo Codice degli incentivi, in vigore dal 1° gennaio 2026. La riforma, attuata con il D.Lgs. n. 184/2025 e analizzata anche nella circolare Assonime n. 10 del 2 aprile 2026, mira a razionalizzare e rendere più trasparente il sistema delle agevolazioni alle imprese.
L’obiettivo è chiaro: superare la frammentazione normativa che ha caratterizzato negli anni il panorama degli incentivi, favorendo un modello più omogeneo, digitale e facilmente accessibile per le imprese.
Il cuore della riforma: il bando-tipo
Tra le novità più significative introdotte dal Codice vi è la previsione di un modello standard di bando. L’articolo 6 stabilisce infatti che gli avvisi pubblici per la concessione di incentivi debbano essere redatti in conformità a un bando-tipo, che sarà definito con decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy entro 180 giorni dall’entrata in vigore della normativa.
Questo modello non ha natura rigida, ma rappresenta una struttura di riferimento volta a garantire uniformità e chiarezza. Le amministrazioni potranno infatti discostarsene, ma solo nei casi in cui le specifiche caratteristiche dell’incentivo lo rendano necessario.
Il bando-tipo si inserisce in un più ampio processo di standardizzazione, destinato a semplificare la lettura dei bandi e a ridurre le incertezze interpretative per le imprese beneficiarie.
Un sistema più semplice e digitale
Il Codice introduce una disciplina organica dell’intero ciclo di vita degli incentivi: dalla programmazione alla concessione, fino ai controlli e alla eventuale revoca. In questo contesto, un ruolo centrale è attribuito alla digitalizzazione.
Vengono infatti rafforzati strumenti già esistenti come la piattaforma Incentivi.gov.it e il Registro Nazionale degli Aiuti di Stato, con l’obiettivo di creare un ecosistema integrato e aggiornato in tempo reale. L’interconnessione tra questi sistemi consente una maggiore trasparenza e facilita l’accesso alle informazioni.
Per le imprese, ciò si traduce in una maggiore chiarezza sull’offerta disponibile e in una riduzione degli oneri amministrativi.
Ambito di applicazione e tipologie di agevolazioni
Il Codice si applica a un’ampia gamma di strumenti di sostegno, tra cui contributi a fondo perduto, finanziamenti agevolati, garanzie, interventi nel capitale di rischio e altre forme di incentivo previste dai singoli bandi.
Restano invece esclusi gli incentivi fiscali automatici e quelli contributivi, che continuano a essere disciplinati da normative specifiche.
Un aspetto rilevante riguarda la compatibilità con la normativa europea: qualora le agevolazioni configurino aiuti di Stato, dovranno rispettare i limiti e le intensità previsti dalla disciplina UE.
Criteri premianti e sostegno alle PMI
Il Codice rafforza il sostegno alle piccole e medie imprese, prevedendo una riserva minima del 60% delle risorse disponibili a loro favore. Di questa quota, almeno il 25% è destinato alle microimprese e ai lavoratori autonomi.
I bandi potranno inoltre prevedere criteri premiali, come punteggi aggiuntivi o maggiorazioni dell’agevolazione, per incentivare comportamenti ritenuti strategici, ad esempio in termini di innovazione, sostenibilità o impatto territoriale.
Procedure, controlli e revoche
Le modalità di accesso agli incentivi vengono definite nei singoli bandi, ma devono rispettare i principi generali stabiliti dal Codice. Analogamente, l’erogazione delle agevolazioni è spesso subordinata alla rendicontazione delle spese sostenute.
Particolare attenzione è dedicata ai controlli, che possono essere effettuati anche a campione e in ogni fase del procedimento, nonché alle cause di revoca. In caso di perdita del beneficio, le somme percepite devono essere restituite con gli interessi calcolati al tasso di riferimento della Banca Centrale Europea.
Il Codice introduce inoltre una disciplina unitaria in materia di delocalizzazione, con l’obiettivo di evitare che le imprese beneficiarie trasferiscano l’attività fuori dal territorio dopo aver ricevuto incentivi pubblici.
Monitoraggio e trasparenza
Uno degli elementi qualificanti della riforma è il rafforzamento delle attività di monitoraggio e valutazione. Ogni incentivo è identificato tramite un codice unico di progetto (CUP), che consente di tracciare tutte le fasi dell’intervento.
La valutazione degli incentivi viene strutturata su tre livelli: ex ante, in itinere ed ex post, al fine di misurare l’efficacia delle politiche pubbliche e migliorare la qualità degli interventi futuri.
Decorrenza e regime transitorio
Le nuove disposizioni si applicano ai bandi pubblicati a partire dal 1° gennaio 2026. Per quelli già in corso continuano invece a valere le regole previgenti.
Conclusioni
Il nuovo Codice degli incentivi segna un passaggio importante verso un sistema più ordinato, trasparente e orientato ai risultati. L’introduzione del bando-tipo, in particolare, rappresenta un passo decisivo nella standardizzazione delle procedure e nella semplificazione dell’accesso agli strumenti di sostegno.
Per le imprese, ciò significa poter contare su regole più chiare e su un quadro normativo più prevedibile, elemento essenziale in un contesto economico sempre più complesso e competitivo.
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