Contratti SAFE: detrazione del 65% per chi investe nelle startup innovative

Novità importante per chi decide di finanziare una startup innovativa attraverso un contratto SAFE. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che anche questo strumento può essere considerato un investimento in convertendo e, di conseguenza, può beneficiare della detrazione IRPEF del 65% prevista dal regime “de minimis”.

Il beneficio fiscale matura già nel periodo d’imposta in cui viene effettuato il versamento alla startup, senza dover attendere la successiva trasformazione dell’investimento in quote o azioni.

Il chiarimento è contenuto nella risposta a interpello n. 137 dell’8 luglio 2026 e conferma l’orientamento già espresso dal Governo nel corso di un’interrogazione parlamentare del 25 marzo 2026.

Che cos’è un contratto SAFE

SAFE è l’acronimo di Simple Agreement for Future Equity. Si tratta di un accordo utilizzato soprattutto nelle fasi iniziali di sviluppo delle startup, quando risulta ancora difficile attribuire alla società una valutazione precisa.

Attraverso il SAFE, l’investitore versa immediatamente una somma alla startup, ma non riceve subito una partecipazione societaria. Acquisisce invece il diritto a ottenere quote o azioni in un momento successivo, generalmente quando si verifica un nuovo aumento di capitale o entra un ulteriore investitore.

A differenza di un normale finanziamento, il SAFE non comporta generalmente il pagamento di interessi e non prevede necessariamente una scadenza entro la quale la società debba restituire il capitale. L’investitore assume quindi il rischio legato all’attività imprenditoriale della startup.

Proprio la futura attribuzione delle partecipazioni ha permesso di ricondurre il SAFE alla categoria degli investimenti in convertendo. Secondo il Governo, infatti, l’elemento determinante è la mancata immediatezza dell’aumento di capitale, purché la somma versata venga iscritta in una riserva patrimoniale della società.

Quando spetta la detrazione del 65%

La principale novità riguarda il momento in cui nasce il diritto all’agevolazione.

Per gli investimenti effettuati attraverso un contratto SAFE, la detrazione IRPEF del 65% può essere riconosciuta già nell’anno in cui l’investitore dispone il bonifico a favore della startup.

Non è quindi necessario aspettare:

  • la conversione del SAFE in quote o azioni;
  • un successivo aumento di capitale;
  • l’ingresso di nuovi investitori;
  • l’assegnazione definitiva delle partecipazioni.

Il bonifico deve essere effettuato con una causale riferita al versamento in conto aumento di capitale e la somma deve essere iscritta dalla startup in un’apposita riserva patrimoniale.

La Legge annuale sulla concorrenza n. 193 del 2024 ha infatti stabilito che, per gli investimenti in convertendo, il beneficio fiscale matura dalla data del bonifico e non dalla successiva conversione in capitale.

Importo massimo agevolabile

L’incentivo è rivolto alle persone fisiche che investono nel capitale di rischio di startup innovative.

La detrazione è pari al 65% della somma investita, entro un investimento massimo agevolabile di 100.000 euro per ciascun periodo d’imposta.

Il vantaggio fiscale massimo può quindi raggiungere 65.000 euro.

L’investimento deve essere mantenuto per almeno tre anni. Inoltre, la startup beneficiaria non può superare il limite complessivo di 300.000 euro di aiuti “de minimis” nell’arco di tre esercizi finanziari.

Esempio di calcolo

Un investitore che versa 30.000 euro attraverso un contratto SAFE può maturare una detrazione teorica pari a:

30.000 euro × 65% = 19.500 euro

La detrazione riduce direttamente l’IRPEF dovuta dall’investitore.

Quali condizioni deve rispettare il SAFE

Non è sufficiente attribuire al contratto la denominazione SAFE. Per accedere al beneficio fiscale, l’operazione deve avere concretamente le caratteristiche di un investimento nel capitale di rischio.

In particolare:

  • il capitale deve essere destinato alla futura acquisizione di partecipazioni;
  • l’investitore deve essere esposto al rischio d’impresa;
  • non deve essere garantita la restituzione automatica della somma;
  • il contratto non deve configurarsi come un normale prestito con interessi;
  • il versamento deve essere registrato in una riserva patrimoniale;
  • la riserva deve essere destinata alla futura conversione in capitale;
  • l’operazione deve rispettare i requisiti previsti per gli investimenti agevolati nelle startup innovative.

È quindi opportuno verificare preventivamente il contenuto del contratto e la corretta contabilizzazione del versamento.

La domanda deve precedere l’investimento

Un passaggio essenziale riguarda la procedura amministrativa.

Prima che l’investitore effettui il bonifico, il legale rappresentante della startup deve presentare un’apposita istanza attraverso la piattaforma informatica dedicata agli incentivi fiscali in regime “de minimis”.

La domanda serve anche a verificare la disponibilità del plafond di aiuti utilizzabile dalla società.

L’ordine corretto degli adempimenti è quindi il seguente:

  1. la startup verifica il plafond “de minimis” disponibile;
  2. il legale rappresentante presenta la domanda sulla piattaforma;
  3. l’investitore effettua il bonifico con la causale prevista;
  4. la società iscrive la somma nella riserva patrimoniale;
  5. la startup rilascia all’investitore la documentazione necessaria;
  6. l’investitore indica la detrazione nella dichiarazione dei redditi.

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy precisa espressamente che l’istanza deve essere presentata prima dell’effettuazione dell’investimento.

Cosa succede in caso di incapienza IRPEF

La detrazione potrebbe essere superiore all’IRPEF dovuta dall’investitore. In questo caso si verifica la cosiddetta incapienza fiscale.

La normativa riconosce un credito d’imposta per la parte della detrazione che non può essere utilizzata per ridurre l’IRPEF. Il credito può essere impiegato in compensazione tramite modello F24 utilizzando il codice tributo 7076.

Poiché il SAFE viene qualificato come investimento agevolabile in regime “de minimis”, si può ragionevolmente ritenere che anche l’eventuale eccedenza derivante da questo investimento possa seguire il medesimo meccanismo, purché siano rispettati tutti i requisiti previsti.

Riprendendo l’esempio precedente, se l’investitore matura una detrazione di 19.500 euro ma dispone di un’IRPEF utilizzabile di soli 10.000 euro:

  • 10.000 euro possono ridurre l’IRPEF;
  • i restanti 9.500 euro possono trasformarsi in credito d’imposta.

Un’opportunità per startup e investitori

Il riconoscimento fiscale dei contratti SAFE rappresenta un passaggio significativo per il mercato italiano delle startup.

Le imprese innovative possono raccogliere risorse in modo più rapido, rinviando la definizione del valore delle partecipazioni a una fase successiva. Gli investitori, parallelamente, possono beneficiare della detrazione già nell’anno del versamento, senza attendere la conversione del contratto.

Resta però fondamentale prestare attenzione alla documentazione dell’operazione. La presentazione preventiva della domanda, la corretta causale del bonifico, l’iscrizione nella riserva patrimoniale e il rispetto del periodo minimo di mantenimento costituiscono elementi decisivi per conservare l’agevolazione.

Prima di sottoscrivere un SAFE è quindi consigliabile verificare il contratto insieme a un commercialista o a un professionista specializzato in investimenti e fiscalità delle startup.

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