Decreto fiscale 2026: dietrofront su dividendi, iperammortamento e tassa sui pacchi

startup e pmi innovative

Il decreto fiscale collegato alla Manovra 2026 segna una significativa correzione di rotta su alcune delle misure più discusse degli ultimi mesi. Il Governo interviene infatti su tre fronti rilevanti per imprese e operatori economici: tassazione dei dividendi, iperammortamento e contributo sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE.

Si tratta di interventi che, pur presentati inizialmente come strumenti di razionalizzazione del sistema, hanno evidenziato criticità operative e sistemiche tali da renderne necessaria la revisione.

Iperammortamento: eliminato il vincolo europeo

Una delle modifiche più rilevanti riguarda l’iperammortamento 2026, per il quale viene eliminato il vincolo legato alla provenienza dei beni.

In origine, il beneficio fiscale era limitato agli investimenti in beni prodotti all’interno dell’Unione europea. Una scelta che, nelle intenzioni, mirava a rafforzare la filiera industriale europea, ma che nella pratica si è scontrata con la realtà dei mercati globali.

Molti settori produttivi, infatti, fanno affidamento su macchinari e tecnologie provenienti da Paesi extra-UE. Il caso delle costruzioni e dell’agricoltura è emblematico: la catena di approvvigionamento è internazionale e spesso non sostituibile con forniture europee.

Con la revisione, gli investimenti in beni strumentali 4.0 tornano ad essere agevolabili indipendentemente dal luogo di produzione, mantenendo la maxi deduzione fino al 180% per gli acquisti effettuati nel 2026, con possibile estensione a giugno 2027.

La misura riacquista così coerenza con l’obiettivo originario: incentivare l’innovazione e la transizione tecnologica delle imprese, senza introdurre vincoli distorsivi.

Dividendi e plusvalenze: una stretta che non ha funzionato

Ancora più significativa è la retromarcia sulla tassazione dei dividendi e delle plusvalenze.

La Manovra 2026 aveva introdotto un restringimento del regime agevolato, prevedendo soglie minime di partecipazione (ad esempio il 5%) o requisiti patrimoniali per accedere alla tassazione ridotta.

L’obiettivo era quello di limitare l’applicazione del beneficio alle partecipazioni ritenute “qualificate”, ma l’intervento si è rivelato rapidamente problematico.

La fiscalità dei dividendi è infatti un ambito estremamente delicato, in cui convivono esigenze di neutralizzazione della doppia imposizione, strutture di gruppo, holding e dinamiche di pianificazione fiscale. Intervenire con criteri rigidi senza un coordinamento complessivo del sistema rischia di generare incoerenze.

Tra le criticità emerse:

  • il disallineamento tra regime agevolato e gestione delle minusvalenze
  • le incertezze nelle operazioni parziali su partecipazioni
  • i dubbi interpretativi sulle soglie di accesso

La conseguenza è stata l’abbandono della stretta: viene eliminata la soglia minima per accedere alla tassazione agevolata (1,2%), ripristinando un impianto più lineare.

Resta però un tema delicato: la retroattività. La modifica si applica dal 1° gennaio 2026, con possibili effetti su operazioni già pianificate o avviate nei primi mesi dell’anno, creando inevitabili incertezze per imprese e consulenti.

Tassa sui pacchi: rinvio per difficoltà operative

Il terzo intervento riguarda la cosiddetta “tassa sui pacchi”, il contributo di 2 euro previsto per le spedizioni di basso valore (fino a 150 euro) provenienti da Paesi extra-UE.

La misura, pensata per intercettare il crescente flusso di acquisti e-commerce internazionali, si è scontrata con un problema fondamentale: la sua applicabilità concreta.

Il punto non è tanto l’importo del contributo, quanto la gestione operativa:

  • milioni di spedizioni da tracciare
  • sistemi informatici da adeguare
  • coordinamento tra operatori logistici, piattaforme e dogane
  • rischio di rallentamenti nei flussi

In questo contesto, il costo amministrativo della misura rischiava di superare il gettito atteso.

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento: il coordinamento europeo. L’Unione è già al lavoro su una revisione delle regole relative alle spedizioni di basso valore, con un possibile assetto uniforme a partire da luglio 2026.

Introdurre una misura nazionale non allineata avrebbe significato creare un sistema destinato a essere modificato nel giro di pochi mesi.

Per questo motivo, il Governo ha optato per un rinvio al 30 giugno, lasciando aperta la possibilità di una revisione più coerente con il quadro europeo.

Una lezione di metodo

Le modifiche introdotte evidenziano un aspetto sempre più centrale nella politica fiscale: la sostenibilità delle norme non è solo una questione teorica, ma soprattutto operativa.

Misure tecnicamente corrette possono risultare inefficaci se:

  • non dialogano con il sistema esistente
  • non tengono conto delle dinamiche dei mercati
  • non sono gestibili nella pratica

Il decreto fiscale 2026 rappresenta quindi non solo una correzione normativa, ma anche un segnale: la progettazione delle politiche fiscali richiede un equilibrio sempre più preciso tra obiettivi, coerenza sistemica e fattibilità operativa.

Per imprese e professionisti, il contesto resta dinamico e richiede un aggiornamento costante, soprattutto in una fase in cui le regole possono cambiare rapidamente anche a distanza di pochi mesi.

 
 
  //RESTIAMO IN CONTATTO  

Per approfondire

Se vuoi maggiori informazioni o vuoi una consulenza personalizzata compila il form e verrai contattato.

Compila il modulo di contatto con tutte le informazioni necessarie, saremo lieti di risponderti per fissare un incontro in presenza o online.

Iuraecon Advisors è uno studio professionale di Commercialisti ed Avvocati con sede ad Aversa e Napoli.
Svolgiamo attività di consulenza in materia legale, fiscale,
tributaria e commerciale.