La bozza della Legge di Bilancio 2026 attualmente all’esame della Commissione Bilancio del Senato introduce, con l’articolo 56, una misura potenzialmente rilevante per il welfare familiare: il Fondo abitativo per genitori separati o divorziati non assegnatari dell’abitazione familiare.
Si tratta di un intervento economico mirato a sostenere quei genitori che, pur mantenendo obblighi verso i figli, si trovano in difficoltà nel garantire una sistemazione abitativa adeguata, specialmente dopo la perdita della disponibilità della casa familiare.
Di seguito una panoramica completa della misura e delle principali proposte di modifica attualmente discusse in Parlamento.
1) Come funziona il nuovo Fondo abitativo
Il Fondo viene istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) ed è destinato a:
genitori separati o divorziati;
non assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà;
con figli a carico.
La misura nasce dal riconoscimento di un problema ben noto: la perdita della casa familiare, sommata agli obblighi di mantenimento, può generare un rischio economico significativo per molti genitori non collocatari, che spesso non riescono a sostenere i costi di una nuova abitazione pur dovendo garantire spazi adeguati per i figli.
Durata della tutela
Il contributo potrà essere riconosciuto fino ai 21 anni del figlio, superando la tradizionale soglia dei 18 anni. Questa scelta è coerente con l’evoluzione normativa che considera la responsabilità genitoriale prolungata anche nelle prime fasi dell’età adulta.
Dotazione finanziaria
Il Fondo avrà una dotazione pari a 20 milioni di euro annui a partire dal 2026.
Si tratta di risorse particolarmente rilevanti soprattutto nei contesti urbani caratterizzati da canoni di locazione elevati.
Rinvio alla normativa attuativa
L’impianto della norma resta tuttavia incompleto: l’accesso concreto al contributo dipenderà da un decreto attuativo, che dovrà definire:
requisiti puntuali,
parametri economici,
modalità operative,
criteri di erogazione.
Fino all’adozione del decreto, la misura non potrà entrare pienamente a regime.
2) Il ruolo del decreto attuativo e le osservazioni tecniche
Il comma 2 dell’articolo 56 affida al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti – di concerto con il Ministro dell’economia – la definizione dei criteri applicativi.
Questa scelta è stata oggetto di osservazioni perché il tema dell’abitare e del sostegno familiare non rientra tipicamente tra le competenze del MIT, suggerendo un possibile successivo riassegnamento della misura.
La necessità di definire “figlio a carico”
Gli uffici tecnici hanno segnalato un punto critico: la norma non chiarisce cosa si intenda per figlio a carico.
La definizione può prestarsi a differenti interpretazioni:
fiscale, legata al reddito,
anagrafica, legata alla convivenza,
giuridica, legata alla responsabilità genitoriale.
Senza una precisazione univoca, l’applicazione della misura rischierebbe di risultare disomogenea sul territorio nazionale.
3) Le principali proposte di emendamento in discussione
Durante l’esame parlamentare sono stati presentati diversi emendamenti, provenienti da gruppi politici differenti e finalizzati a chiarire ruoli, responsabilità e criteri di accesso al Fondo.
Emendamento 56.1 – Riassegnazione della gestione del Fondo
A firma Sironi, Mazzella, Pirro, Damante, propone:
trasferimento della gestione al Ministero dell’economia,
successivo passaggio al Dipartimento per le politiche della famiglia,
attribuzione del decreto attuativo al Ministro delegato per la famiglia.
Obiettivo: rendere la misura più coerente con le competenze istituzionali.
Emendamento 56.2 – Esclusione dei genitori inadempienti
Il senatore Lombardo propone di escludere dal beneficio i genitori che:
non abbiano adempiuto agli obblighi di mantenimento,
o non abbiano rispettato le prescrizioni di separazione o divorzio.
Emendamenti 56.3 e 56.5 – Maggiori controlli e coinvolgimento interministeriale
A firma Magni, De Cristofaro, Cucchi e Maiorino, Pirro, Damante, propongono:
coinvolgimento anche del Ministro della salute e del Ministro per la famiglia nel decreto attuativo,
verifiche puntuali su situazione economica e patrimonio,
coordinamento con altri strumenti di sostegno abitativo,
criteri più equi e controlli rafforzati.
Emendamento 56.4 – Passaggio in Conferenza Unificata
Introduce l’obbligo di consultazione di Regioni ed enti locali, considerati essenziali nella gestione delle politiche abitative e dei contributi economici.
Emendamento 56.6 – Requisiti soggettivi stringenti
A firma De Poli, prevede di ammettere solo chi:
non abbia condanne o rinvio a giudizio per violenza domestica o su minori,
non possieda altri immobili,
presenti una verifica del reddito triennale.
Obiettivo dichiarato: destinare il Fondo ai casi in reale condizione di necessità.
L’articolo 56 della bozza di Legge di Bilancio 2026 propone una misura che potrebbe rappresentare un cambiamento significativo per molti genitori separati o divorziati, specie nei contesti più fragili dal punto di vista abitativo.
Tuttavia:
la collocazione amministrativa del Fondo,
la definizione dei requisiti,
le modalità di accesso,
e la stessa nozione di “figlio a carico”
sono ancora oggetto di valutazione e possibili modifiche.
La reale operatività della misura dipenderà dall’adozione del decreto attuativo, che con ogni probabilità arriverà solo diversi mesi dopo l’approvazione della Legge di Bilancio.
Continueremo a monitorare l’evoluzione parlamentare e gli sviluppi normativi per fornire aggiornamenti puntuali non appena saranno disponibili.
Commercialista Aversa
Startup innovative