Per elevare la soglia del regime forfettario oltre gli attuali 85.000 euro, sarà necessario intervenire a livello europeo. È quanto emerso dalla risposta fornita dal sottosegretario al Ministero dell’Economia, Federico Freni, durante un question time alla Commissione Finanze della Camera.
L’interrogazione, presentata dal deputato Giulio Centemero (Lega), chiedeva aggiornamenti sull’impegno preso dal Governo con l’ordine del giorno del 20 dicembre 2024, che prevedeva la presentazione alla Commissione Europea di una richiesta formale per alzare temporaneamente la soglia del regime forfettario a 100.000 euro nel corso del 2025.
Il nodo normativo: la direttiva IVA
Il Ministero dell’Economia ha chiarito che qualsiasi aumento strutturale della soglia forfettaria non può essere deciso unilateralmente dai singoli Stati membri, in quanto vincolati dalle soglie previste dalla Direttiva IVA dell’Unione Europea.
A partire dal 1° gennaio 2025, con l’entrata in vigore del D.lgs. 180/2024, l’Italia ha recepito la nuova disciplina comunitaria sul regime di franchigia per le piccole imprese. Secondo quanto previsto dall’articolo 284 della Direttiva IVA, gli Stati membri possono esentare dall’IVA i soggetti passivi stabiliti sul proprio territorio con un volume d’affari annuo non superiore a 85.000 euro. Tale soglia può salire a 100.000 euro solo in caso di operazioni transfrontaliere intra-UE.
Con la soppressione dell’articolo 285 della precedente direttiva (2006/112/CE), non è più possibile applicare deroghe temporanee tramite autorizzazione preventiva della Commissione Europea. Ne consegue che l’unico margine di manovra per l’Italia resta una modifica formale alla direttiva stessa, da concordare con gli altri Stati membri.
Una prospettiva possibile, ma non immediata
Il Governo italiano, pur riconoscendo i limiti normativi, non esclude di attivarsi in sede comunitaria per proporre una revisione dell’attuale normativa. Tuttavia, si tratta di un percorso complesso che richiede tempi lunghi e un ampio consenso a livello europeo.
Attualmente, dunque, resta confermata la soglia a 85.000 euro, con la cosiddetta clausola di salvaguardia a 100.000 euro che permette di non decadere automaticamente dal regime in caso di superamento durante l’anno.
Conclusione:
Chi sperava in un innalzamento immediato della soglia forfettaria a 100.000 euro dovrà attendere. L’Italia non può procedere in autonomia, ma potrebbe farsi promotrice, insieme ad altri Paesi, di una modifica strutturale alla direttiva IVA. Nel frattempo, i limiti attuali restano invariati e pienamente operativi.