Accedere agli incentivi per le startup in Italia resta un percorso a ostacoli, con un impatto crescente in termini di tempo, costi e competitività.
Secondo la recente indagine condotta da Future Proof Society e presentata all’Italian Tech Week di Torino, l’80% dei giovani imprenditori rinuncia a richiedere agevolazioni pubbliche a causa della complessità burocratica e dei tempi di attesa.
Il peso della burocrazia: costi e inefficienze che frenano l’innovazione
La ricerca evidenzia che un terzo delle startup italiane spende oltre 30.000 euro l’anno in adempimenti burocratici, dedicando mediamente sette ore a settimana a compilare documenti e moduli, spesso ridondanti.
Il 90% delle imprese dichiara di aver dovuto comunicare più volte alla Pubblica Amministrazione le stesse informazioni, segno di una scarsa interoperabilità dei sistemi.
A risultare più impegnativi per i fondatori di startup sono:
gli adempimenti fiscali (58% degli intervistati);
la contrattualistica con clienti e fornitori (44%);
gli obblighi di rendicontazione dei progetti finanziati.
Un contesto che, di fatto, rallenta la crescita delle nuove imprese innovative e disincentiva l’utilizzo degli strumenti pubblici messi a disposizione.
Le proposte per semplificare: dalle ZES al nuovo “28° regime europeo”
Come sottolineato da Maria Anghileri, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, una delle possibili soluzioni è estendere a tutte le imprese il modello semplificato delle ZES (Zone Economiche Speciali), che garantisce procedure rapide e autorizzazioni in tempi certi.
L’obiettivo: creare un ambiente favorevole agli investimenti, riducendo il peso degli adempimenti e favorendo l’occupazione.
A livello europeo, l’attenzione si concentra sul nuovo “28° regime europeo per startup e PMI innovative”, che entrerà in vigore nel 2026.
Si tratta di un quadro giuridico opzionale che consentirà alle imprese di operare in tutti gli Stati Membri con regole societarie, fiscali e giuslavoristiche uniformi, garantendo la possibilità di aprire un’impresa in 48 ore.
Un cambio di passo che potrebbe segnare una svolta storica nel modo di fare impresa in Europa.
Cosa serve davvero alle startup italiane
Semplificare non significa solo “tagliare la burocrazia”, ma rendere i processi accessibili e digitali.
Le imprese chiedono piattaforme uniche, procedure standardizzate e un linguaggio comprensibile per navigare tra bandi e incentivi.
Solo così sarà possibile:
aumentare il numero di startup che accedono ai fondi pubblici;
attrarre investitori esteri in un contesto più trasparente e competitivo;
liberare il potenziale innovativo che oggi resta intrappolato nei moduli e nelle scadenze.
L’opinione di Iuraecon Advisors
L’esperienza maturata negli ultimi anni nel supporto alle imprese innovative e ai team di startup mostra un quadro chiaro:
le opportunità ci sono, ma serve un approccio strategico e consapevole per sfruttarle.
Orientamento, progettazione mirata e pianificazione finanziaria sono oggi gli strumenti più efficaci per superare la complessità del sistema e trasformare gli incentivi in leve concrete di sviluppo.
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Il team di Iuraecon Advisors supporta startup e PMI nella valutazione di fattibilità, nella progettazione finanziaria e nella presentazione delle domande di agevolazione.
Commercialista Aversa