Modello 730/2026 e Cripto-attività: come dichiarare Bitcoin, plusvalenze e minusvalenze nel quadro T

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Le criptovalute tornano al centro della dichiarazione dei redditi con il modello 730/2026. Bitcoin, Ethereum e le altre cripto-attività continuano infatti ad essere soggette a specifici obblighi fiscali, ma dal 2025 entrano in vigore importanti novità che modificano in modo significativo il calcolo delle imposte dovute sulle plusvalenze.

La principale modifica introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 riguarda l’eliminazione della soglia di esenzione di 2.000 euro: fino al periodo d’imposta 2024, infatti, le plusvalenze da cripto-attività erano tassate solo per la parte eccedente tale limite. Dal 1° gennaio 2025, invece, tutte le plusvalenze concorrono integralmente alla formazione del reddito imponibile e sono assoggettate all’imposta sostitutiva del 26%.

La disciplina fiscale delle cripto-attività è contenuta nell’articolo 67, comma 1, lettera c-sexies) del TUIR, introdotto dalla Legge n. 197/2022. La normativa stabilisce che le plusvalenze derivanti da cessione, rimborso, permuta o utilizzo di criptovalute per acquisti di beni e servizi rappresentano redditi diversi di natura finanziaria.

Quando si paga l’imposta sulle criptovalute

L’imposta sostitutiva del 26% si applica quando il contribuente realizza concretamente un guadagno attraverso operazioni di vendita o conversione delle criptovalute. Rientrano tra le operazioni imponibili:

  • la vendita di Bitcoin o altre criptovalute ad un valore superiore rispetto al prezzo di acquisto;
  • la conversione in euro o in valuta tradizionale;
  • lo scambio tra diverse criptovalute se genera una plusvalenza;
  • l’utilizzo delle cripto-attività per acquistare beni o servizi.

La plusvalenza tassabile si calcola come differenza tra il corrispettivo percepito e il costo di acquisto della criptovaluta, tenendo conto anche di eventuali commissioni o costi accessori. In presenza di acquisti effettuati in momenti differenti, può essere utilizzato il metodo del costo medio ponderato.

Attenzione alla documentazione

Uno degli aspetti più delicati riguarda la prova del costo fiscale delle criptovalute acquistate. Il contribuente deve conservare tutta la documentazione utile a dimostrare il valore di acquisto delle cripto-attività. In assenza di documentazione valida, il costo fiscale viene considerato pari a zero, con la conseguenza che l’intero importo incassato verrà tassato.

È quindi fondamentale conservare:

  • estratti conto degli exchange;
  • ricevute di acquisto;
  • report fiscali;
  • transazioni blockchain;
  • documentazione relativa ai wallet e alle conversioni effettuate.

Dove indicare le cripto nel modello 730/2026

Le plusvalenze derivanti dalle criptovalute devono essere dichiarate nella Sezione V del quadro T del modello 730/2026. La sezione comprende diversi righi dedicati alle operazioni effettuate sulle cripto-attività:

  • Rigo T41: corrispettivi e costi delle cessioni;
  • Rigo T42: operazioni con valore rideterminato;
  • Rigo T43: minusvalenze degli anni precedenti;
  • Rigo T44: minusvalenze certificate dagli intermediari;
  • Rigo T45: eccedenze d’imposta sostitutiva.

La compilazione distingue inoltre le operazioni effettuate prima del 1° gennaio 2025 da quelle effettuate nel corso del 2025, proprio per effetto delle nuove regole introdotte dalla Legge di Bilancio.

Minusvalenze: come funzionano

Le eventuali minusvalenze possono essere utilizzate per compensare le future plusvalenze da cripto-attività. Se il risultato complessivo tra guadagni e perdite è negativo, la perdita può essere riportata nei quattro periodi d’imposta successivi.

Per le minusvalenze realizzate fino al 31 dicembre 2024 continua ad applicarsi la vecchia soglia di 2.000 euro, mentre per quelle generate dal 2025 tale limite viene eliminato.

Nel modello 730/2026 assume particolare importanza il rigo T105 della Sezione VII del quadro T, dedicato proprio alle minusvalenze residue non compensate nell’anno.

Rideterminazione del valore delle cripto-attività

Tra le novità più interessanti introdotte per il 2025 vi è anche la possibilità di rideterminare il valore fiscale delle criptovalute possedute al 1° gennaio 2025. In pratica, il contribuente può assumere il valore esistente a tale data in luogo del costo storico di acquisto.

La misura può risultare particolarmente conveniente per chi possiede cripto acquistate anni fa a valori molto bassi, consentendo di ridurre la futura plusvalenza tassabile.

Obbligo di monitoraggio fiscale: quadro W

Oltre alla tassazione delle plusvalenze, resta fermo l’obbligo di monitoraggio fiscale. Le criptovalute detenute devono infatti essere indicate nel quadro W del modello 730/2026, analogamente alle attività finanziarie detenute all’estero.

L’obbligo riguarda anche chi detiene semplicemente criptovalute su wallet o exchange esteri, indipendentemente dalla realizzazione di plusvalenze. Fanno eccezione soltanto i casi in cui il contribuente sia in grado di dimostrare, tramite denuncia alle autorità competenti, di aver smarrito o subito il furto delle chiavi private.

Le novità introdotte nel modello 730/2026 rendono ancora più importante una corretta gestione fiscale delle criptovalute. L’eliminazione della franchigia dei 2.000 euro comporta infatti una tassazione piena di tutte le plusvalenze realizzate dal 2025, mentre la possibilità di rideterminare il valore fiscale delle cripto-attività può rappresentare un’opportunità per ridurre il carico fiscale futuro.

Per evitare errori in dichiarazione è fondamentale conservare una documentazione completa delle operazioni effettuate e verificare con attenzione la compilazione del quadro T e del quadro W, soprattutto in presenza di operazioni numerose o effettuate su exchange esteri.

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