Regali di denaro o prestiti familiari? Come evitare problemi con il Fisco

In molte famiglie italiane è comune prestare o regalare somme di denaro tra parenti, sia per sostenere un figlio nell’acquisto della casa, sia per aiutare un familiare in un momento difficile. Tuttavia, quando si movimentano cifre consistenti, è fondamentale distinguere un regalo (donazione) da un prestito, perché il Fisco potrebbe interpretare in modo diverso l’operazione — con conseguenze fiscali anche rilevanti.

Donazione o prestito: la differenza principale

La donazione è un atto con cui una persona (donante) arricchisce un’altra (donatario) senza ricevere nulla in cambio.
Il prestito, invece, presuppone la restituzione del denaro in un momento successivo, anche senza interessi.

La differenza è sostanziale: nel primo caso si tratta di un trasferimento patrimoniale definitivo, nel secondo di un’operazione temporanea.
Eppure, senza la giusta documentazione, l’Agenzia delle Entrate può confondere le due ipotesi, considerare la somma come reddito imponibile per chi la riceve o — peggio — ravvisare una donazione non registrata, con il rischio di sanzioni.

Come evitare contestazioni fiscali

  1. Tracciare sempre i movimenti di denaro.
    Niente contanti: usare bonifico bancario o assegno, indicando nella causale la natura del trasferimento (“prestito infruttifero a titolo familiare” oppure “donazione a favore di…”).

  2. Formalizzare il prestito.
    Se la somma è elevata, conviene redigere una scrittura privata che indichi importo, modalità di restituzione e tasso d’interesse (anche pari a zero).
    Il documento va registrato all’Agenzia delle Entrate pagando l’imposta di registro fissa di 200 euro.

  3. Registrare la donazione se significativa.
    Quando si tratta di donazioni importanti — ad esempio per l’acquisto di una casa — è opportuno ricorrere a un atto notarile, soggetto a imposta di donazione.
    In questo modo si evita ogni sospetto di “donazione dissimulata”.

Imposte e limiti per le donazioni

Le donazioni tra parenti stretti (genitori e figli, coniugi) godono di una franchigia di 1 milione di euro per beneficiario: sotto questa soglia non si paga alcuna imposta.
Oltre tale limite, si applica l’imposta di donazione del 4% sul valore eccedente.
Le percentuali cambiano per altri gradi di parentela:

  • 6% tra fratelli e sorelle (franchigia di 100.000 euro),

  • 6% tra altri parenti fino al quarto grado,

  • 8% per soggetti senza legami di parentela.

Fonte: Agenzia delle Entrate – Guida “Successioni e donazioni” (aggiornata al 2024) e D.L. 262/2006 art. 2, commi 47–53.

Un esempio pratico

Se un genitore versa al figlio 50.000 euro per l’anticipo della casa, l’operazione può essere:

  • una donazione, se la somma non deve essere restituita (meglio formalizzarla da notaio);

  • un prestito infruttifero, se il figlio la restituirà nel tempo (da documentare con scrittura privata).

In entrambi i casi, la tracciabilità e la chiarezza dell’intento sono fondamentali per evitare accertamenti fiscali o contestazioni bancarie.

In sintesi

  • Evita sempre i trasferimenti in contanti.

  • Specifica nella causale del bonifico la natura del trasferimento.

  • Se il prestito è consistente, registralo all’Agenzia delle Entrate.

  • Per donazioni importanti, passa dal notaio.

Un piccolo accorgimento formale oggi può evitare grandi problemi con il Fisco domani.

Commercialista Aversa

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