Il Decreto Economia 2025 introduce importanti novità per il mondo del venture capital e delle startup innovative. Con l’obiettivo di rafforzare l’ecosistema dell’innovazione in Italia, il legislatore ha previsto una serie di misure che ampliano la platea degli investitori, semplificano l’accesso al capitale di rischio e potenziano il ruolo dello Stato nel supporto alla crescita delle imprese ad alto potenziale.
Più investitori istituzionali nel capitale di rischio
Una delle novità principali riguarda l’ampliamento del perimetro degli investimenti “qualificati”, con l’inclusione di casse di previdenza e fondi pensione. Questi soggetti potranno ora investire nel venture capital sia in forma diretta che indiretta (tramite fondi di fondi o veicoli societari), contando anche gli impegni formali (i cosiddetti “commitment”) come parte delle soglie minime previste.
Dal 2025, almeno il 3% del portafoglio di questi investitori dovrà essere destinato a startup e PMI innovative, con un aumento progressivo fino al 10% nel 2027.
Un Fondo nazionale per l’innovazione con 200 milioni
Il decreto istituisce un nuovo Fondo nazionale per l’innovazione e il venture capital, dotato di una prima tranche di 200 milioni di euro nel 2025. Il Fondo sarà gestito in collaborazione con CDP Venture Capital e investirà in startup in fase seed, early stage e growth, anche tramite co-investimenti con soggetti privati.
Accanto al capitale di rischio diretto, il decreto prevede l’uso di strumenti ibridi (come debito convertibile e strumenti partecipativi) e una nuova sezione del Fondo di Garanzia PMI dedicata esclusivamente alle startup innovative.
Incentivi fiscali e semplificazioni operative
Sono previsti anche incentivi fiscali per chi investe in startup, fondi di venture capital o holding di partecipazione, con detrazioni e deduzioni rafforzate e agevolazioni per gli utili reinvestiti. Inoltre, l’accesso ai finanziamenti sarà semplificato grazie a una piattaforma digitale unica, che permetterà la selezione delle imprese in base al settore, allo stadio di sviluppo e agli obiettivi strategici (transizione verde, digitale, deep tech).
Nuova definizione di “investimento qualificato”
Il decreto chiarisce il concetto di “investimento qualificato”, includendo tra questi anche gli impegni vincolanti e irrevocabili, anche se non ancora eseguiti finanziariamente. Questo approccio consente una pianificazione di lungo periodo più coerente con la logica degli investitori istituzionali.
Requisiti per le imprese beneficiarie
Per accedere ai fondi di venture capital, le imprese devono soddisfare almeno uno dei seguenti requisiti previsti dal regolamento UE 651/2014:
Essere non ancora attive sul mercato;
Operare da meno di sette anni dalla prima vendita commerciale;
Richiedere un investimento superiore al 50% del fatturato medio annuo degli ultimi cinque anni.
È stato inoltre introdotto un allineamento normativo ai criteri europei, eliminando ambiguità interpretative e favorendo la coerenza con gli standard UE sugli aiuti di Stato.
Le opportunità per startup, investitori e professionisti
Per le startup, queste misure rappresentano un’importante occasione di crescita e rafforzamento patrimoniale, soprattutto nelle fasi iniziali. Tuttavia, è fondamentale farsi trovare preparati con business plan solidi, dati aggiornati, e modelli di governance trasparenti.
Gli operatori di venture capital potranno contare su nuove forme di collaborazione con il settore pubblico, grazie a strumenti di de-risking e co-investimento.
Infine, i professionisti (commercialisti, consulenti, advisor) assumeranno un ruolo sempre più strategico nell’accompagnare le imprese nella predisposizione della documentazione, nella redazione di piani industriali e finanziari coerenti, e nell’ottimizzazione della struttura societaria per l’ingresso di nuovi investitori.