Mancata distribuzione dividendi holding: quando c'è abuso?
Analisi fiscale sulla mancata distribuzione dividendi holding, accumulo di riserve nelle holding di famiglia e limiti alle contestazioni di abuso del diritto.
La mancata distribuzione dividendi holding non integra di per sé una fattispecie di abuso del diritto o elusione fiscale. La decisione dell'assemblea dei soci di trattenere gli utili a riserva rientra nella piena autonomia di gestione societaria e di finanza aziendale riconosciuta dal codice civile. Tuttavia, l'accumulo sistematico e protratto di liquidità all'interno di holding di famiglia o di partecipazioni meramente statiche è finito sotto l'attenzione dell'Agenzia delle Entrate. Le criticità emergono quando la struttura societaria è priva di vitalità economica, non realizza investimenti e viene impiegata come mero schermo o salvadanaio per rinviare a tempo indeterminato la ritenuta a titolo d'imposta del 26 per cento dovuta dalle persone fisiche sui dividendi.
Il quadro normativo e il regime dei dividendi nelle holding
Il trattamento fiscale dei flussi di dividendi tra società di capitali si fonda sull'articolo 89 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917. In base a tale regime, gli utili percepiti da una holding residente e provenienti da una società partecipata concorrono alla formazione del reddito imponibile IRES per il solo 5 per cento del loro ammontare, determinando una tassazione effettiva pari all'1,2 per cento (calcolata con l'aliquota ordinaria IRES del 24 per cento).
Al contrario, la distribuzione di utili a una persona fisica residente, al di fuori dell'esercizio di attività d'impresa, sconta una ritenuta a titolo d'imposta del 26 per cento ai sensi dell'articolo 27 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600. Trattenere gli utili nella holding consente al gruppo di conservare quasi integralmente la cassa derivante dalle controllate per reimpiegarla in nuove attività industriali, finanziarie o immobiliari. Sotto il profilo civilistico, in base all'articolo 2433 del codice civile, il diritto del socio a percepire l'utile sorge soltanto se l'assemblea che approva il bilancio ne delibera formalmente la distribuzione.
L'atto di indirizzo MEF e la nozione di vantaggio fiscale indebito
La disciplina generale antiabuso è contenuta nell'articolo 10-bis della Legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente). La norma stabilisce che costituiscono abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti.
Il dibattito sull'accumulo di utili nelle holding è stato alimentato dall'Atto di indirizzo del Ministero dell'Economia e delle Finanze del 27 febbraio 2025 in materia di abuso del diritto. In tale documento è stato precisato che il vantaggio fiscale può essere integrato anche da un differimento dell'imposizione, qualora si traduca in un rinvio della tassazione a tempo indeterminato (sine die) o significativamente posticipato nel tempo.
Tale precisazione ha indotto l'Amministrazione finanziaria a valutare con rigore le compagini familiari in cui gli utili non vengono mai distribuiti ai singoli componenti. Per l'accertamento dell'abuso, l'Erario deve dimostrare la concomitanza di tre requisiti inderogabili:
- l'assenza di sostanza economica delle operazioni compiute o della struttura adottata;
- la realizzazione di un vantaggio fiscale indebito, ossia in contrasto con le finalità delle norme tributarie;
- l'essenzialità del vantaggio fiscale quale ragione principale dell'assetto societario.
Quando la mancata distribuzione è legittima e quando rischia la contestazione
La dottrina e la prassi confermano che il mancato percepimento di un dividendo da parte della persona fisica non equivale automaticamente a un'elusione. Finché non interviene una delibera di distribuzione, il presupposto impositivo dell'imposta sostitutiva del 26 per cento non si è ancora perfezionato. Di conseguenza, la gestione prudenziale del patrimonio e la capitalizzazione della società non sono sindacabili dall'amministrazione.
La condotta societaria risulta pienamente lecita in presenza di:
- holding di gestione dinamica che coordinano le partecipate, offrono servizi ausiliari o definiscono strategie industriali di gruppo;
- reimpiego attivo dei dividendi incassati nell'acquisizione di nuove partecipazioni, nel finanziamento dello sviluppo aziendale o in investimenti patrimoniali produttivi;
- accantonamento a riserva finalizzato al rafforzamento della solidità patrimoniale per far fronte a impegni bancari, piani di investimento pluriennali o a fasi di incertezza economica.
Al contrario, il rischio di contestazione di abuso del diritto diventa concreto in determinate circostanze:
- holding "scatola vuota" o mero contenitore privo di dipendenti, struttura o reale attività economica, costituita al solo scopo di incassare gli utili esenti;
- assenza di qualsiasi investimento o attività imprenditoriale nel tempo, con immobilizzazione passiva delle somme o utilizzo anomalo delle disponibilità societarie;
- impiego indiretto della liquidità accumulata a favore personale dei soci, per esempio mediante concessione continuativa di prestiti, rimborsi finanziamento soci anomali o acquisto di beni a destinazione prevalentemente personale.
L'Agenzia delle Entrate, già con la Risposta a interpello n. 215 del 2022, ha chiarito che l'assenza di abuso sussiste se la struttura assicura un impiego efficace delle risorse provenienti dai dividendi; la mera gestione passiva e la mancanza di vitalità economica rivelano invece la creazione di strumenti funzionali all'aggiramento dell'imposizione.
Indicazioni operative per le holding di famiglia
Per tutelare la legittimità della struttura ed evitare rilievi tributari in sede di verifica, le holding di famiglia devono curare con attenzione la documentazione e la condotta di gestione:
- motivare a verbale le delibere assembleari di destinazione dell'utile a riserva, esplicitando le finalità di rafforzamento del capitale o di futuri investimenti aziendali;
- predisporre un piano economico o strategico che illustri i programmi di investimento del gruppo a medio e lungo termine;
- garantire una netta separazione tra il patrimonio della società holding e le esigenze finanziarie personali dei soci, evitando prelievi informali o finanziamenti privi di giustificazione contrattuale e di mercato;
- valutare, nei casi di riorganizzazioni complesse o dubbi applicativi, la presentazione preventiva di un'istanza di interpello antiabuso ai sensi dell'articolo 11, comma 1, lettera c), della Legge 212/2000.
Per valutare il caso specifico è possibile rivolgersi allo studio.
Articolo informativo aggiornato alla data di pubblicazione: non sostituisce una consulenza sul caso specifico. Preparato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, rivisto e approvato da Dott. Vincenzo Gagliardi.
